mercoledì 3 settembre 2025

il Pizzo ,storia di un angolo di paradiso

La Tenuta Il Pizzo: Un'oasi di storia e natura a Sant'Agnello
​La penisola sorrentina è un luogo di straordinaria bellezza, dove la natura e la storia si intrecciano in maniera indissolubile. Tra le sue gemme più preziose, la tenuta Il Pizzo a Sant'Agnello spicca come un vero e proprio santuario di pace e memoria.
​Questa vasta proprietà, che si estende su circa 6 ettari a picco sul mare, è un esempio magnifico di architettura signorile che si integra perfettamente nel paesaggio circostante. La sua storia, lunga e affascinante, è legata a figure di spicco che ne hanno segnato l'evoluzione, trasformandola in un simbolo di eleganza e resilienza.
​Dalle origini alla famiglia Arlotta
​Le prime tracce storiche della tenuta risalgono a prima del 1870, quando la proprietà fu acquistata dal cavaliere Mariano Arlotta. Arlotta, uomo di grande cultura e imprenditore, vide il potenziale di questo luogo e lo trasformò in una residenza di lusso. Fu lui a commissionare la costruzione della villa principale e a dare vita ai giardini lussureggianti che ancora oggi incantano i visitatori.
​Ma la tenuta Il Pizzo non era solo una dimora estiva. Sotto la guida di Arlotta, divenne anche un importante centro agricolo, in particolare per la coltivazione di gelsi e l'allevamento di bachi da seta. La sericoltura era un'attività fiorente in quel periodo e la tenuta divenne un punto di riferimento per la produzione di seta di alta qualità. I vasti appezzamenti di terra vennero piantati con alberi di gelso, le cui foglie erano l'unico alimento per i bachi. Questa scelta, oltre a garantire un'attività economica redditizia, contribuiva a mantenere il territorio curato e produttivo.
​Dopo la morte di Mariano Arlotta, la tenuta passò in eredità alla figlia,  Paola Zancani Montuoro , questo passaggio di proprietà segnò un nuovo capitolo per Il Pizzo. Zancani Montuoro era una donna di grande spessore culturale, un archeologa e accademica di fama internazionale. Sotto la sua supervisione, la tenuta divenne un punto di incontro per intellettuali e artisti. La passione per la storia e la bellezza di donna Paola, si rifletteva nella cura che veniva dedicata alla villa e ai suoi giardini, preservandone l'atmosfera autentica e il fascino d'epoca.
​Oggi, la tenuta Il Pizzo è una proprietà privata, gelosamente custodita e gestita con lo stesso amore e rispetto per il passato che l'hanno sempre caratterizzata. Sebbene non sia aperta al pubblico, la sua bellezza è visibile e ammirabile dall'esterno, un promemoria costante della ricchezza storica e culturale della penisola sorrentina.
​La tenuta Il Pizzo non è solo un complesso architettonico, ma un simbolo vivente di un'epoca passata, un luogo dove la natura, la storia e la cultura si fondono in un'armonia perfetta, continuando a ispirare chiunque abbia la fortuna di ammirarla.

Archeologa senza rossetto, Paola Zancani Montuoro



Paola Zancani Montuoro, la pioniera dell'archeologia della Magna Grecia
​Paola Zancani Montuoro (Napoli, 27 febbraio 1901 – Sant'Agnello, 14 agosto 1987) è stata una delle figure più influenti e innovative dell'archeologia italiana del XX secolo, riconosciuta in particolare per i suoi fondamentali contributi allo studio della Magna Grecia. La sua carriera, segnata da un profondo rigore metodologico e da scoperte di grande portata, ne ha fatto una pioniera e una delle prime donne a emergere in un campo all'epoca dominato da figure maschili.
​Nata in una famiglia colta e benestante di Napoli, Paola Zancani Montuoro manifestò presto una spiccata passione per lo studio. Si laureò con lode in Lettere presso l'Università di Napoli nel 1923, avendo come docenti figure di spicco come Antonio Sogliano e Giulio Emanuele Rizzo. Con quest'ultimo si specializzò in archeologia classica, dedicando la sua tesi all'origine della decorazione frontonale nei templi greci. Dopo la laurea, vinse la borsa di studio per la prestigiosa Scuola Archeologica Italiana di Atene, dove si trasferì nel 1927. Qui, un evento drammatico segnò la sua vita, la morte prematura del marito Domenico Zancani, anch'egli archeologo e suo compagno di studi. Nonostante il dolore, Paola decise di onorare la memoria del marito portando avanti la sua ricerca e adottando anche il cognome Zancani.
​Le scoperte e il sodalizio con Umberto Zanotti Bianco
​Il nome di Paola Zancani Montuoro è indissolubilmente legato a quello di Umberto Zanotti Bianco, un filantropo e studioso piemontese che si dedicò con passione alla valorizzazione del Sud Italia. Insieme, e grazie ai finanziamenti della Società Magna Grecia da lui fondata, avviarono una serie di campagne di scavo che si rivelarono decisive. La loro impresa più celebre fu la riscoperta, a partire dal 1934, del Santuario di Hera Argiva alla foce del Sele, nei pressi di Paestum. L'intuizione di Zancani Montuoro si basava sulle indicazioni di antichi testi, in particolare quelli di Strabone, e la sua tenacia permise di portare alla luce un complesso monumentale di eccezionale importanza.
​Gli scavi all'Heraion si distinsero per un metodo innovativo e rigoroso per l'epoca: Zancani Montuoro adottò un approccio stratigrafico, documentando meticolosamente ogni fase del lavoro e ogni ritrovamento. Le metope rinvenute in questo sito, con le loro rappresentazioni mitologiche, divennero oggetto di studi approfonditi che la resero celebre a livello internazionale.
​Una carriera tra ricerca e accademia
​Oltre agli scavi del Santuario di Hera, Paola Zancani Montuoro condusse importanti ricerche anche su altri siti, come a Sibari e Francavilla Marittima. I suoi studi si concentrarono non solo sull'architettura e sulle sculture, ma anche su aspetti meno esplorati dell'arte greca, come i "pinakes" di Locri, le tavolette votive in terracotta che erano state oggetto della ricerca incompiuta del marito.
​La sua profonda competenza le valse numerosi riconoscimenti. Fu la prima donna eletta come membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei (nel 1947, come socia corrispondente, e poi nel 1956 come socia nazionale) e nel 1950, insieme a Umberto Zanotti Bianco, ricevette il prestigioso Premio Feltrinelli per l'Archeologia.
​Eredità e impegno civile
​Fino alla sua scomparsa, avvenuta nella sua villa a Sant'Agnello, in Penisola Sorrentina, continuò a lavorare e a scrivere, lasciando un'eredità scientifica vastissima e un esempio di dedizione alla ricerca. Paola Zancani Montuoro fu una figura di archeologa "outsider" e la sua attività fu in un certo senso un atto di resistenza culturale, in particolare durante il periodo fascista, in quanto i suoi studi si concentravano su un'archeologia del Sud Italia, lontana dai temi nazionalistici dell'epoca. Il suo impegno non si limitò alla ricerca: si distinse anche per la difesa della tenuta di famiglia "Il Pizzo" dalla cementificazione selvaggia, a testimonianza di una profonda sensibilità per il patrimonio culturale e paesaggistico.

sabato 25 maggio 2013

LA NOSTRA STORIA (mostra fotografica)

sabato 18 e domenica 19 maggio presso la cappella di S.Margherita nell'antico casale di Gottola  a Piano di Sorrento, si è tenuta la mostra video-fotografica organizzata da Ludovico Mosca ,Nino Aversa ed il sottoscritto,che partendo da una collezione virtuale pubblicata da appassionati di storia locale su un gruppo facebook è diventata una stupenda e inaspettata esperienza culturale,che ha visto la partecipazione di centinaia di visitatori che hanno arricchito con la loro presenza un percorso fotografico curato nei minimi dettagli dall'instancabile Ludovico Mosca ,al quale va il plauso degli organizzatori e della Arciconfraternita Morte e Orazione per l'impegno profuso e per la professionalità dimostrata.










CLICCA  E VISUALIZZA IL tour virtuale della mostra , a cura di Ludovico Mosca

CLICCA E VISUALIZZA       il libro delle dediche

mercoledì 7 settembre 2011


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San Severino di Centola, il paese fantasma
Una delle escursioni più suggestive che si possano fare ,nella sempre sorprendente terra del cilento è quella al borgo di San Severino di Centola,che si erge sulla sommità del monte chiancone. il borgo è stato abbandonato il secolo scorso ma tuttavia conserva una ricca memoria storica grazie alle testimonianze architettoniche custodite. Tracce longobarde, angioine, aragonesi, seicentesche ed ancora settecentesche ed ottocentesche arricchiscono il luogo e lo rendono enigmatico e affascinante allo stesso tempo . l'insediamento è diviso in due parti quella del castello e della chiesa e quello delle abitazioni. la fondazione del castello risale al x secolo e fu eretto da Gisulfo II .Della struttura sono visibili alcuni archi a sesto acuto di notevole interesse architettonico e una sala che reca al suo interno una nicchia. sono pochi invece i resti della torre longobarda affacciata sulla gola del diavolo e della chiesa di S.Maria degli Angeli che si erge su un piano roccioso.
San Severino di Centola è un luogo quasi magico,percorrendolo sembra di sentire ancora il
vocio delle persone che lo hanno abitato in passato ed è  la testimonianza di quanta ricchezza culturale e storica abbiano da raccontare le  meravigliose terre Cilentane.





domenica 4 settembre 2011

scavi archeologici di elea velia

La città è sita sulla Costiera Cilentana, non lontana da Vallo della Lucania, circa 90 km a sud di Salerno.
La pianura a nord della città antica è solcata dal fiume Alento e dal suo affluente di sinistra, il Palistro, in passato dotato di autonomo sbocco in mare.
A sud dell'acropoli, a breve distanza da questa, sfocia la Fiumarella di Santa Barbara.
Il materiale sedimentato dai tre fiumi ha determinato col tempo l'interramento dello specchio antistante la città, causando la scomparsa delle due isole Enotridi, fornite di approdi, di cui ci parla Strabone.Dell'esistenza delle due isole ci viene conferma da Plinio il Vecchio che ce ne fornisce sia l'ubicazione (contra Veliam) che i nomi (Isacia e Pontia).[2]
Gli stessi fenomeni hanno causato l'avanzamento della linea di costa che oggi fa apparire la zona collinare su cui sorge l'acropoli, un tempo un promontorio, come un'altura non più lambita dal vicino mare. Quest'altura, a seguito della perdita della memoria dell'esistenza della colonia focea, ha assunto il toponimo di Castellammare della Bruca.






Il megalito di punta campanella?

durante una delle nostre escursioni in penisola sorrentina ,ci siamo imbattuti in questo strano assembramento di rocce ,che ricorda un dolmen e presenta a mio avviso tutti i tratti di una struttura megalitica. il sito dove è stato rinvenuto è l'area protetta di punta campanella , che oltre ad essere da sempre considerata area sacra  è anche stata certamente abitata fin dal neolitico,come dimostrato dai manufatti e dal vasellame ritrovati presso la grotta delle noglie.
per eventuali approfondimenti,foto ,video,cartografici,o più semplicemente per avere un vostro parere a riguardo
sono a vostra completa disposizione.