Paola Zancani Montuoro, la pioniera dell'archeologia della Magna Grecia
Paola Zancani Montuoro (Napoli, 27 febbraio 1901 – Sant'Agnello, 14 agosto 1987) è stata una delle figure più influenti e innovative dell'archeologia italiana del XX secolo, riconosciuta in particolare per i suoi fondamentali contributi allo studio della Magna Grecia. La sua carriera, segnata da un profondo rigore metodologico e da scoperte di grande portata, ne ha fatto una pioniera e una delle prime donne a emergere in un campo all'epoca dominato da figure maschili.
Nata in una famiglia colta e benestante di Napoli, Paola Zancani Montuoro manifestò presto una spiccata passione per lo studio. Si laureò con lode in Lettere presso l'Università di Napoli nel 1923, avendo come docenti figure di spicco come Antonio Sogliano e Giulio Emanuele Rizzo. Con quest'ultimo si specializzò in archeologia classica, dedicando la sua tesi all'origine della decorazione frontonale nei templi greci. Dopo la laurea, vinse la borsa di studio per la prestigiosa Scuola Archeologica Italiana di Atene, dove si trasferì nel 1927. Qui, un evento drammatico segnò la sua vita, la morte prematura del marito Domenico Zancani, anch'egli archeologo e suo compagno di studi. Nonostante il dolore, Paola decise di onorare la memoria del marito portando avanti la sua ricerca e adottando anche il cognome Zancani.
Le scoperte e il sodalizio con Umberto Zanotti Bianco
Il nome di Paola Zancani Montuoro è indissolubilmente legato a quello di Umberto Zanotti Bianco, un filantropo e studioso piemontese che si dedicò con passione alla valorizzazione del Sud Italia. Insieme, e grazie ai finanziamenti della Società Magna Grecia da lui fondata, avviarono una serie di campagne di scavo che si rivelarono decisive. La loro impresa più celebre fu la riscoperta, a partire dal 1934, del Santuario di Hera Argiva alla foce del Sele, nei pressi di Paestum. L'intuizione di Zancani Montuoro si basava sulle indicazioni di antichi testi, in particolare quelli di Strabone, e la sua tenacia permise di portare alla luce un complesso monumentale di eccezionale importanza.
Gli scavi all'Heraion si distinsero per un metodo innovativo e rigoroso per l'epoca: Zancani Montuoro adottò un approccio stratigrafico, documentando meticolosamente ogni fase del lavoro e ogni ritrovamento. Le metope rinvenute in questo sito, con le loro rappresentazioni mitologiche, divennero oggetto di studi approfonditi che la resero celebre a livello internazionale.
Una carriera tra ricerca e accademia
Oltre agli scavi del Santuario di Hera, Paola Zancani Montuoro condusse importanti ricerche anche su altri siti, come a Sibari e Francavilla Marittima. I suoi studi si concentrarono non solo sull'architettura e sulle sculture, ma anche su aspetti meno esplorati dell'arte greca, come i "pinakes" di Locri, le tavolette votive in terracotta che erano state oggetto della ricerca incompiuta del marito.
La sua profonda competenza le valse numerosi riconoscimenti. Fu la prima donna eletta come membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei (nel 1947, come socia corrispondente, e poi nel 1956 come socia nazionale) e nel 1950, insieme a Umberto Zanotti Bianco, ricevette il prestigioso Premio Feltrinelli per l'Archeologia.
Eredità e impegno civile
Fino alla sua scomparsa, avvenuta nella sua villa a Sant'Agnello, in Penisola Sorrentina, continuò a lavorare e a scrivere, lasciando un'eredità scientifica vastissima e un esempio di dedizione alla ricerca. Paola Zancani Montuoro fu una figura di archeologa "outsider" e la sua attività fu in un certo senso un atto di resistenza culturale, in particolare durante il periodo fascista, in quanto i suoi studi si concentravano su un'archeologia del Sud Italia, lontana dai temi nazionalistici dell'epoca. Il suo impegno non si limitò alla ricerca: si distinse anche per la difesa della tenuta di famiglia "Il Pizzo" dalla cementificazione selvaggia, a testimonianza di una profonda sensibilità per il patrimonio culturale e paesaggistico.