Le tracce di Roma a Sant'Agnello: un passato sommerso e visibile.
Sant'Agnello, comune incastonato nella splendida penisola sorrentina, non è solo una meta turistica moderna, ma un luogo che affonda le sue radici nell'antichità, come testimoniano i numerosi reperti romani emersi nel corso del tempo. Sebbene non vi siano scavi archeologici imponenti come quelli di Pompei, il territorio è disseminato di indizi che rivelano la sua importanza strategica e residenziale in epoca romana, in particolare come sede di lussuose ville marittime.
La costa e le ville marittime
Il litorale di Sant'Agnello, a picco sul mare, era la location ideale per la costruzione di ville signorili da parte dell'aristocrazia romana. I ritrovamenti archeologici più significativi si concentrano proprio in questa zona.
All'interno della tenuta Il Pizzo, in una proprietà privata, sono stati rinvenuti resti di un'antica villa romana. In particolare, sono visibili i resti di due discese a mare di epoca romana e di un approdo, oltre a tracce di una villa nel seminterrato della casa padronale. Questo testimonia come le residenze dell'epoca fossero pensate per un'accesso diretto e privilegiato al mare, spesso dotate di peschiere e ninfei.
Nei pressi dell'Hotel Corallo, che sorge sul luogo di un antico convento, e nella zona della Marinella, sono stati scoperti resti di un ninfeo e di una peschiera romana. Questi complessi marini erano elementi distintivi delle ville romane costiere, utilizzati per l'allevamento di pesci e per creare un ambiente di lusso e relax. Si ipotizza che la zona del convento dei Cappuccini, anch'essa a Sant'Agnello, ospitasse una di queste ville, i cui imponenti resti di piscine e ninfei sono ancora visibili. Lungo il muro di cinta della proprietà del Cocumella sono ancora presenti tracce di muratura in opus reticulatum (un tipo di muratura romana) risalente a circa duemila anni fa.
Il rione Maiano e i reperti storici
Anche l'entroterra di Sant'Agnello conserva testimonianze del suo passato romano. Nel rione Maiano, noto per la produzione di mattoni rossi, sono stati rinvenuti reperti archeologici che risalgono sia all'epoca greca che a quella romana. Questo suggerisce che l'area fosse abitata e produttiva già da tempi molto antichi. La presenza di una torre detta "La Forma" è un altro indizio della continuità storica del luogo.
L'importanza dei ritrovamenti
Questi ritrovamenti, seppur frammentari, sono di fondamentale importanza perché arricchiscono il quadro storico della penisola sorrentina in epoca romana. Sant'Agnello non era un semplice villaggio, ma parte integrante di un sistema residenziale e produttivo che gravitava intorno all'impero. Le ville costiere non erano solo dimore, ma vere e proprie aziende agricole che producevano olio, vino e altre derrate alimentari, contribuendo all'economia del territorio.
Oggi, i resti romani di Sant'Agnello sono un tesoro nascosto, spesso inglobati in costruzioni moderne o situati in proprietà private. Tuttavia, la loro presenza continua a narrare una storia millenaria, confermando il profondo legame della cittadina con le sue radici antiche.
le 22 tombe della necropoli di via San Martino.
dal Volume Surrentum/Sorrento. Scheda relativa alla Necropoli di via San Martino firmata da Mario Grimaldi
Dal maggio al luglio 2003 sono stati effettuati lavori preliminari alla costruzione di un moderno edificio da adibire a parcheggio (Parcheggio AICHER). L’area indagata si estende per mq 961,52.
Descrizione dei ritrovamenti = Nello scavo del 2003 presso via San Martino è stata individuata un’ampia area di sepolture, con la presenza di un recinto funerario di separazione di un nucleo di tombe (fig. 1). All’interno del recinto (figg. 2-4) sono state rilevate 22 tombe delle quali 8 ad incinerazione, 1 ad ustrinum (T21), 1 ad enchytri-smos (T19) e 12 ad inumazione del tipo a a fossa semplice, fossa con copertura piana e a fossa con copertura a
cappuccina (fig. 5). Un pilastrino rettangolare (cm 30 x 47 x 20) costruito con blocchi di tufo e posto in posizione centrale rispetto tutta l’area del recinto era il segnacolo di una prima urna cineraria deposta, probabilmente di vetro contenuta entr una cesta in piombo di cui rimane solo il coperchio (figg. 6-8).
Sono state rinvenute due columelle quale sagnacolo (fig. 9). La columella C2 (fig. 10), priva del disco faccia superiore, reca un’iscrizione rubricata con la seguente dicitura:
Success
Brasidi
Serva
ann(is)
XX
Questa lase di deposizione appare stratigraficamente anteriore all’evento eruttivo del 79 d.C., poiché coperta da uno strato rimescolato di pomici e ceneri ad esso riferibile.
La columella C1 (fig. 11), allettata al di sopra di questo strato rimescolato di pomici e ceneri e quindi post 79 d.C., conserva il disco superiore ed appare di fattura più rozza della C2. Reca anch’essa un’iscrizione con la seguente dedica
L(ucius) Brasidi=
Us Ampl=
iatus vi
xit an(nis) XXXX
Le due iscrizioni si riferiscono rispettivamente a una serva di un personaggio appartenente alla gens Brasidia,
gentilizio raramente documentato ma attestato altrimenti a Surrentum, e a un altro individuo della stessa famiglia,
probabilmente un liberto, confermando tra l’altro una continuità di uso e di vita immediatamente post eruzione del
79 d.C. con la seconda deposizione. La pratica dell’incinerazione è stata rilevata in entrambe le sue tipologie che all’esterno del recinto. a bustum e ad ustrinum – sia all’interno
Tra le tombe ad inumazione appare di particolare rilevanza la tomba 10 (T10), posta al centro dell’area del recinto ricoperta da un imponente tumulo, composto da pietre di varia forma e dimensione; essa presenta una copertura cappuccina con otto tegole (fig. 12) poste su una duplice spalletta di pietre ed appoggiate sul lato sud (dove en posto il capo) ad un grande blocco di 4 calcare intenzionalmente sagomato. Al di sotto della copertura a cappu cina l’inumato/inumata giaceva in una cassa di piombo con un coperchio munito di due grossi anelli (fig. 13), F l’imbrigliamento ed il sollevamento del sarcofago (misure massime posta nella bocca del defunto, in questo caso è stata ritrovate xx 0,35); la moneta, solitame be dello scheletro figg. 14, 15).
L’amica prof Marici Magalhaes, massima esperta di epigrafia sorrentina, da me interpellata per l’iscrizione e il gentilizio Brasidia, conferma la rarità e testualmente dice:
Se guardi il mio libro alla pagina 271 (Indice Onomastico – NOMINA), vedrai che io stessa ho trovato un’iscrizione di una signora BRASIDIA, L. F. (Brasidia, figlia di Lucius), ossia una donna ingenua, nel CIL X, 721, Surrentum.
Bisogna vedere nel CIL X 721, da dove proviene l’iscrizione (quale città della Penisola), e non ci sono altre attestazioni in Penisola.
E quindi ormai sapiamo che esisteva un piccolo nucleo (per ora) della gens Brasidia a Sorrento.
Credo io che non troverai altri membri di questa gens nelle città della Lega (Magalhães, Surrentum, p. 256, n. 8 – Brasidia).
Nello stesso periodo proto-augusteo si pone anche un’altra iscrizione proveniente da Surrentum (CIL X 721), che attesta un monumento funerario fatto eseguire da Brasidia L. f per sé, per il figlio M. Tanonius M. f e per i suoi cognati.
assai interessanti nella nostra prosopografia sono gentilizi rarissimi come Brasidius (L.), Curatius (C.) (Fig. 12)5~, Dolutius (M.) (Fig. 13)59, Eiedius, Elemonius/Hef mnnius (C.) (Fig. 14)60, Lasuccius61, Otincius, Tarul(l)ius e UrinaetJS
Gens Brasidia: senza confronti nelle altre regiones dell’Italia, trova l’unica altra attestazione a Clusium con un A. Pras(i}na Ar(unlis filius} (CIL Xl 2280) ed è forse originario dall’etrusco prasin{a] e Prasna (SCHUUE 1904 [rist. 1966], p. 91 );