giovedì 4 settembre 2025

punta campanella e il tempio di Minerva

La storia del Tempio di Minerva a Punta Campanella è un intreccio affascinante di fonti letterarie, scoperte archeologiche e tradizioni popolari che ne attestano l'importanza nel corso dei millenni.
​Le Fonti Storiche e Letterarie
​La testimonianza più antica e autorevole sull'esistenza del tempio si trova nelle opere di Strabone, geografo e storico greco vissuto tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Nelle sue "Geografia", Strabone menziona un santuario dedicato ad Atena, la dea greca della sapienza e della guerra, fondato secondo la leggenda da Ulisse in un luogo noto come "Promontorium Athenaeum". L'identificazione del tempio con la figura di Ulisse non è solo un mito, ma un'espressione del profondo legame che i Greci sentivano con il mare e la navigazione, affidando la loro protezione a una divinità.
​Anche lo storico romano Tito Livio fa riferimento a questo tempio. Egli racconta che nel 172 a.C., il collegio dei decemviri a Roma decretò che, per espiare alcuni prodigi, si dovessero compiere sacrifici non solo sul Campidoglio, ma anche nel "templum Minervae in Campania". Questo dato conferma la rilevanza del sito anche in epoca romana e la sua integrazione nei riti religiosi dell'impero.
​Il tempio era talmente famoso che la sua fama perdurò per secoli, tanto che anche Giovanni Boccaccio, nel suo "Decameron" (V, 6), si riferisce al tratto di mare antistante come "marina della Minerva".
​Le Scoperte Archeologiche
​Sebbene i resti strutturali del tempio siano limitati, l'archeologia ha fornito prove concrete della sua esistenza e della sua lunga frequentazione.
La scoperta più significativa è un'epigrafe rupestre in lingua osca, risalente al III-II secolo a.C., rinvenuta dall'archeologo Mario Russo nel 1985. L'iscrizione menziona "tre Meddices Minervii", un'espressione osca che si riferisce a dei magistrati di Minerva incaricati della costruzione di una scala d'accesso al santuario. Questa scoperta ha confermato in modo inequivocabile l'esistenza del tempio e il suo utilizzo anche da parte delle popolazioni italiche locali, come i Sanniti, che avevano conquistato la zona.
Gli scavi archeologici e i reperti di superficie hanno portato alla luce numerosi frammenti di ceramica e terrecotte figurate, risalenti dal VI secolo a.C. fino al II secolo a.C. Molti di questi reperti, tra cui statuette di divinità, erano probabilmente oggetti votivi, offerti dai fedeli per propiziare la navigazione. Tra i ritrovamenti, vi sono anche frammenti di sculture che raffigurano una figura femminile con elmo frigio e uno scudo, identificata come la dea Atena/Minerva.

Sebbene la posizione esatta del santuario sia ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi, i ruderi visibili, come le fondazioni e le tracce di muratura, si trovano nei pressi e, in alcuni casi, sotto la base della torre costiera. Si ritiene che il tempio fosse orientato verso il mare, a sottolineare la sua funzione di punto di riferimento e protezione per i marinai.
​La Sovrapposizione delle Epoche
​Il sito di Punta Campanella è un palinsesto storico, dove ogni epoca ha lasciato il suo segno. Il tempio greco-romano è stato soppiantato, nel tempo, da una serie di strutture difensive. La torre attuale, costruita in epoca vicereale (XIV secolo), poggia sulle fondamenta di una precedente torre angioina, che a sua volta ha inglobato i resti del tempio. La celebre campana che dava il nome al promontorio, usata per segnalare l'arrivo dei pirati saraceni, simboleggia la trasformazione del luogo da spazio sacro a baluardo militare. Tuttavia, il nome "Punta Campanella" non ha cancellato il passato glorioso, ma lo ha arricchito di un'ulteriore stratificazione storica, che continua ad affascinare chiunque visiti questo luogo sospeso tra mito e realtà.